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MediTelegraph: intervista al nostro C.E.O. - Mr. Mario Enrico Disegni

«I nuovi decisori puntino sulle Grandi opere»

Intervista a Mr. Mario Enrico Disegni, Managing Director di Alltrans
by "The MediTelegraph"

Mario Enrico Disegni, Managing Director di Alltrans: «L’Italia beneficia di una posizione geografica unica, bisogna approfittarne»

PUÒ ILLUSTRARCI l’attività principale della sua azienda/associazione?

«La Alltrans - spiega Mario E. Disegni, Managing Director del gruppo Alltrans - è un’impresa di spedizioni internazionali, riuscita attraverso una paziente opera di internazionalizzazione a divenire una delle poche realtà multinazionali italiane del settore, operando in tutti i settori della multi-modalità, aereo, mare, strada e rotaia. Offriamo agli operatori economici e ai produttori di beni di consumo, servizi di spedizione internazionale e di logistica finalizzati al miglioramento qualitativo del processo di globalizzazione dei mercati, nella piena sicurezza di processi e servizi.
Le relazioni con il nostro cliente sono basate sulla correttezza e sulla coincidenza di obbiettivi, ben consapevoli che il successo del cliente sarà alla base del nostro successo.
Contribuiamo allo sviluppo del livello qualitativo del mercato, promuovendo la consapevolezza che l’adozione di misure a tutela della sicurezza e dell’ambiente e in generale l’attenzione alla qualità sono comportamenti virtuosi che procurando vantaggi, aumentano la competitività e il valore delle aziende.

Quali sono oggi i vantaggi logistici che può sfruttare chi opera in Italia?

«I vantaggi logistici che favoriscono le nostre imprese, al momento sono sostanzialmente legati alla nostra posizione geografica, che rende l’Italia una vera e propria banchina proiettata nel mezzo del Mediterraneo con la caratteristica potenziale unica, sostenuta dal traffico generato da uno dei Paesi maggiormente attivi nell’export e import mondiale, di servire tre importanti aree di mercato: Europa, Asia e Africa.
Solo la carenza di infrastrutture che impediscono di mettere praticamente a frutto tale dono naturale, limita le nostre possibilità. Confidiamo nella capacità dei nuovi decisori che si posizioneranno nell’ambito del nuovo governo per accelerare i lavori in corso al fine di poter reclamare, in ambito mercato, i traffici che ci spettano».

Che cosa pensa del progetto denominato Nuova via della Seta?

«L’importanza del progetto della One Belt One Road, così come delineato dalla Cina deve essere attivamene recepito dal nostro Paese. Quello che come imprese italiane dobbiamo fare ora è continuare a valutare come meglio strutturarci e operare per avere un ruolo da protagonisti.
L’Italia può e deve essere un punto fondamentale del percorso della Obor, sia per la sua tradizione manifatturiera che la pone ai vertici della esportazione nell’Unione europea, che per la sua posizione strategica, non volendo parlare della sua tradizione storica. L’Italia come sistema-Paese deve essere in grado di cogliere tutto il meglio di questo progetto, approfittando al massimo delle opportunità offerte.
I sistemi portuali italiani sono pronti ad accogliere le merci della One Belt One Road e al di là dei porti di Genova e Trieste, credo che anche i porti del Sud trarranno giovamento relativamente ai servizi in via di organizzazione. Per la parte ferroviaria, occorre tuttavia un approccio diverso e meglio calibrato alle necessità di un mercato come il nostro, e un atteggiamento più coraggioso da parte delle nostre aziende della filiera».

Quali sono le aree geografiche più interessanti, nell’attuale contesto socio-economico?

«Oltre naturalmente all’Estremo Oriente, con uno spazio prioritario per il mercato cinese, registriamo una ripresa del mercato sud-americano e del Medio Oriente. L’India è stabile ma ci preoccupa il mercato degli Stati Uniti sul quale si addensa qualche nube».

Quali sono le carenze infrastrutturali più pesanti, nel sistema logistico sul quale operate?

«Certamente i vincoli relativi a una’incompleta efficienza del sistema intermodale interno, a causa della complessità relativa all’introduzione dei vagoni/container ai terminal portuali per le operazioni di imbarco, e a causa di una carenza di servizi intermodali che consentano al nostro sistema portuale di avere un’offerta competitiva nei confronti delle aree europee potenzialmente servibili».

La guerra dei dazi sta realmente compromettendo lo sviluppo del commercio internazionale, come denunciano molti ecomomisti?

«La guerra dei dazi causa certa-mente interrogativi circa la possibilità che alcuni settori di traffico risultino ridimensionati. D’altra parte, parallelamente, favorirà lo sviluppo di altre direttrici. Starà alla nostra capacità imprenditoriale individuare tempestivamente i meccanismi di cambiamento e adeguarci di conseguenza».